CHI SIAMO
Il Comitato per la Pace nel Caucaso
è stato fondato da un gruppo di persone che si erano prima interessate principalmente
della violazione dei diritti umani in Cecenia (ragione per cui si pensò inizialmente
di chiamare l'organizzazione "Comitato Cecenia"). L'espandersi del
conflitto russo-ceceno anche alle repubbliche circostanti, assieme al fatto
che esistono anche altre zone di "conflitti congelati" nel resto del
Caucaso, ci indussero ad ampliare la nostra attenzione verso l'area caucasica
nel suo insieme. Ci siamo inizialmente incontrati sulla rete prima ancora che
fisicamente. I membri fondatori del CPC provengono pertanto da tutto il territorio
nazionale e molti simpatizzanti sono distribuiti anche all'estero come ad esempio
a Mosca e a Parigi.
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Presentazione
del CPC |
Obiettivo primario è quello della conoscenza sugli
avvenimenti che si stanno verificando in questa area del mondo, per porre
fine al black out informativo. Il CPC si propone di sensibilizzare
l'opinione pubblica, i mezzi d'informazione, le istituzioni e le forze politiche
sul conflitto in Cecenia che si trascina ormai da più di undici anni e sui "conflitti
congelati" nel resto del Caucaso. In particolare, il perdurare del conflitto
russo-ceceno ha avuto come conseguenza l'espansione della violenza anche in
altre parti del Caucaso del Nord, producendo effetti devastanti sia sulla società
civile che sugli equilibri politici della regione. Intento del CPC è quello
di spezzare il preoccupante silenzio dei media, delle organizzazioni internazionali,
della politica e dei governi occidentali sulle continue violazioni dei diritti
umani in Cecenia, un silenzio tramite il quale si rendono complici del perpetuarsi
di una guerra sanguinosa, dell'avallamento di politiche sempre più autoritarie,
e di un incoraggiamento indiretto del terrorismo.
Accanto al mandato informativo, il CPC si prefigge come scopo l'organizzazione
di iniziative volte a incoraggiare il processo di riconciliazione tra
le parti in conflitto, attraverso una ripresa del dialogo. Un tentativo
di promuove esperimenti di "conflict resolution" e "confidence
building", dove tutte le parti vengono invitate a sedersi attorno ad un
tavolo per facilitare il confronto e affrontare un percorso di dialogo. Il CPC
si propone nel ruolo di mediatore, per facilitare il dialogo, puntando sulla
extraterritorialità e ponendosi come interposizione non violenta e non schierata
a favore di nessuno dei contendenti, ma solo a favore di processi di pacificazione,
interculturale, interetnica e interreligiosa. Un modello di "confidence
building" che punta sull'accoglienza e la conoscenza reciproca delle parti
in conflitto in un laboratorio permanente del dialogo.
Il CPC intende impegnarsi presso istituzioni, università, scuole e altri enti,
per attivare percorsi di istruzione e di scambi culturali in
Italia e in Europa per le persone svantaggiate e vittime degli effetti del perdurare
dei conflitti, specialmente per le nuove generazioni più facilmente preda di
ideologie estremiste, incentivando invece la formazione di una futura classe
dirigente che, si auspica, possa un giorno ritornare nelle zone di conflitto
con l'esperienza acquisita per attivare una ricostruzione materiale, politica
e morale di quelle società civili oggi distrutte dalla guerra. Un ulteriore
compito del CPC consiste nel favorire l'assistenza delle vittime della
guerra in Cecenia, in particolare i rifugiati e i bambini mutilati
dalle mine anti-uomo e affetti da gravi sintomatologie tipiche dei conflitti
bellici, perchè possano ottenere il visto d'entrata per essere curati presso
strutture ospedaliere e mediche in Italia e in Europa.
Infine, il CPC, conscio delle implicazioni globali che può avere l'assenza di
stabilità, diritti civili e pace duratura nel Caucaso, sostiene anche le ONG che
si battono per il rispetto dei diritti umani e i movimenti per la democrazia
nella regione.
Principio irrinunciabile del CPC rimane la nonviolenza e la condanna
senza mezzi termini del terrorismo, sia esso opera di gruppi senza
legami con uno stato, sia di eserciti nazionali.